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Quest’anno l’Associazione Interculturale International House taglia un traguardo straordinario: 30 anni di attività, accoglienza e storie condivise.

Tre decenni spesi a costruire ponti tra culture, a sostenere chi fugge da contesti difficili e a promuovere una comunità inclusiva, partendo dal cuore di Reggio Calabria.

Per celebrare questo anniversario speciale abbiamo scelto di dare voce a chi ha contribuito a mantenere viva l’associazione ogni giorno: i nostri mediatori, gli operatori, gli insegnanti e, soprattutto, i beneficiari dei Corridoi Umanitari che qui hanno trovato un porto sicuro.

Ecco il racconto di questi 30 anni attraverso le loro voci.

Chi costruisce i ponti: la voce di operatori e mediatori

Dietro ogni progetto ci sono volti, braccia e cuori instancabili. I nostri mediatori e operatori descrivono l’associazione non come un semplice posto di lavoro, ma come una vera e propria estensione della propria casa.

Sherif (Mediatore):
Per molti anni sono stato il mediatore per le famiglie dei corridoi umanitari. Ho visto iniziare questo progetto con una sola famiglia e arrivare a più di 8. Non c’è mai stato un giorno semplice, ma è tra le esperienze più belle della mia vita. Con il tempo queste persone sono diventate famiglia anche per me. La condivisione dei momenti intimi, come le malattie, la ricerca del lavoro o il riconoscimento dello status di rifugiato, ci ha legato per sempre. Insieme a Elisa, Anna, Simona, Pasquale, Claudia e alla dirigente Mariella, facciamo parte di una grande famiglia estesa.”

Margherita (Operatrice tuttofare):
L’associazione per me ha significato tra le esperienze più stravolgenti e ricche della mia vita. Ho intrapreso diversi ruoli: da mediatrice a insegnante di ripetizioni, segretaria e operatrice di progetto. Ho avuto l’onore di vedere i figli delle famiglie accolte crescere e maturare in persone bellissime. A Mariella e a tutti coloro che sono i pilastri dell’associazione devo tanto. Spero che i prossimi trent’anni siano altrettanto significativi!”

Il cuore dell’accoglienza: le testimonianze dei beneficiari

Dal 2017 abbiamo abbracciato i Corridoi Umanitari, un progetto pilota che ridisegna il destino di intere famiglie, offrendo un’alternativa sicura ai viaggi della speranza. Le parole di chi è arrivato in Italia superando guerre e barriere sono il regalo più grande per il nostro trentesimo compleanno.

  • Ricominciare con dignità: Rama Meshrfi ci ricorda l’essenza stessa del progetto: “A tutti voi dell’Associazione in occasione del vostro 30° anniversario desidero esprimere tutta la mia gratitudine. Grazie al progetto Corridoi Umanitari ho avuto l’opportunità di ricominciare una nuova vita con dignità, speranza e sicurezza. Il vostro sostegno non è stato solo un aiuto concreto, ma anche un gesto di umanità che non dimenticherò mai. Mi avete fatto sentire accolto, rispettato e accompagnato in un momento molto difficile della mia vita. Vi auguro di continuare questa missione ancora per molti anni, perché il vostro lavoro cambia davvero la vita delle persone. Grazie di cuore per tutto quello che avete fatto. Con affetto e riconoscenza..”
  • Un futuro per i più piccoli: per Inas Alrefaee, l’accoglienza in Italia ha significato prima di tutto la salute del proprio figlio: “Grazie al progetto, io e la mia famiglia siamo venuti in Italia per le cure del mio bambino, che si è sottoposto a un trapianto di midollo osseo a Roma e, grazie a Dio, tutto è andato bene. Ci hanno aiutato a iniziare una nuova vita.
  • Una salvezza concreta: Sawsan Alabed esprime la gratitudine a nome della sua famiglia “per aver salvato il nostro futuro e le nostre vite“, augurando all’associazione di continuare con successo l’impegno filantropico.
  • Dalle macerie alla serenità: Taghrid Hamoud (fam. Alabd) descrive il passaggio drammatico dai campi profughi alla stabilità calabrese: “L’umanità è un valore immenso che non appartiene a tutti. Tuttavia, può arrivare il giorno in cui si incontrano una persona o un gruppo di persone che incarnano proprio quell’umanità che si è cercata per tutta la vita. I Corridoi Umanitari hanno dimostrato concretamente questo grande valore. Grazie al loro straordinario impegno, hanno permesso a noi e a tante altre famiglie di uscire dalle macerie della guerra, dalle montagne di cenere, dal caldo soffocante dell’estate nei campi profughi e dal freddo dell’inverno che assediava le famiglie in cerca di un rifugio sicuro. Grazie a Dio siamo arrivati in Italia grazie ai Corridoi Umanitari, dove siamo stati accolti con grande calore. Successivamente siamo stati accolti qui a Reggio Calabria dall’Organizzazione “International House”. All’inizio abbiamo affrontato molte difficoltà, soprattutto a causa della lingua e delle differenze culturali. Con il passare del tempo, però, grazie al sostegno costante di questa organizzazione, siamo riusciti a superare gli ostacoli. I miei figli si sono integrati nella nuova società, hanno ottenuto ottimi risultati negli studi e, a poco a poco, abbiamo ritrovato serenità, sicurezza e stabilità nella nostra vita. Questo è il grande dono che i Corridoi Umanitari ci hanno offerto, e ancora oggi continuano a sostenerci. Speriamo di poter rimanere sempre sotto la loro protezione, perché sono persone che possiedono un autentico spirito umanitario e una grande lungimiranza.
    Desidero infine ringraziarli di cuore, anche a nome di tutti i membri della mia famiglia. A loro e a tutte le organizzazioni partner va il nostro affetto, la nostra stima e il nostro più profondo rispetto. Un ringraziamento speciale va all’Organizzazione International House, che ha dimostrato di essere davvero degna della nostra fiducia.
  • Sicurezza e integrazione: anche Ilham Al Abed (fam. Elzwaiher) mette al centro il futuro dei bambini: “Questa associazione ci ha dato una buona opportunità e un buon futuro. I bambini vivono in sicurezza, imparano l’italiano e vanno bene a scuola. Dal punto di vista medico la cura per il mio bambino in ospedale è ottima. Ci sono stati sempre vicini.Questa associazione cerca di aiutarci in ogni modo possibile e cerca di fare del suo meglio e noi ringraziamo questa associazione e ringraziamo coloro che ci lavorano. Uno per uno.

La cultura come ponte

L’integrazione non è a senso unico, ma è un arricchimento reciproco che trasforma anche chi si mette in gioco per insegnare.

Juana Ferrer Plaza (Insegnante di lingua spagnola):
L’associazione è stata per me ‘casa’, lì mi sono sentita parte attiva di una grande famiglia. Inoltre, è stato il ponte che mi ha permesso di condividere e trasmettere la mia lingua e la mia cultura e di arricchirmi attraverso un cordiale confronto.”

Trent’anni sono un traguardo importante, ma per l’Associazione Interculturale International House sono solo la base solida per nuovi ponti da costruire e le prossime culture da abbracciare.

Grazie di cuore a tutti voi che fate parte di questa grande storia!!!